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Lettura: ~5 min · Categoria: Sport senza fanatismo

Tecnica di corsa: 3 errori che ho fatto all’inizio

Di Marco Bellini · Lettura: ~5 min · Sport senza fanatismo

Nessuno nasce correndo bene. Ognuno di noi, quando inizia, porta con sé abitudini posturali, tensioni, schemi motori costruiti in anni di vita sedentaria. Io ho fatto errori che hanno rallentato i miei progressi per mesi — errori che avrei potuto evitare se qualcuno me li avesse mostrati.

Quello che scrivo non è un manuale di biomeccanica — non sono un tecnico sportivo né un fisioterapista. Sono un runner amatoriale con cinque anni di pratica che ha imparato a proprie spese. Questi tre errori li ho vissuti sulla mia pelle e li riconosco regolarmente anche in altri runner alle prime armi.

La cosa positiva? Correggerli non è difficile. Richiede attenzione e un po’ di pazienza — ma i benefici si sentono quasi subito.

La tecnica non è una preoccupazione per i runner esperti — è una liberazione per chi inizia. Correre meglio è correre più a lungo, con meno fatica.

Errore 1: atterrare sul tallone con il piede davanti al corpo

Quando ho iniziato a correre, appoggiavo il tallone per primo, con il piede che atterrava bene davanti alla proiezione del mio baricentro. Questa posizione crea un effetto frenante ad ogni passo: il piede “frena” il movimento invece di sostenerlo e spingerti in avanti.

L’alternativa non è necessariamente correre sulle punte — questo è un altro estremo che ha le sue problematiche. L’idea è di far atterrare il piede sotto il baricentro del corpo, con un contatto iniziale che coinvolge la parte centrale del piede o la parte anteriore del tallone.

Come ho lavorato su questo? Ho fatto alcune sessioni di corsa scalzo su prato — non a lungo, cinque-dieci minuti — per “rieducare” il piede a trovare un appoggio più naturale. Il piede nudo, per istinto di protezione, tende a non battere il tallone con forza. È stata una rivelazione.

Un altro esercizio utile: le andature. La corsa calciata dietro, i passi veloci con falcata corta, gli skipping. Queste andature, fatte correttamente, aiutano il corpo a trovare la coordinazione giusta senza doverci pensare consapevolmente durante la corsa.

Errore 2: le spalle tese e le braccia che pendono

Il secondo errore che ho fatto — e che continuo a vedere — riguarda la parte superiore del corpo. Quando la corsa diventa faticosa, le spalle salgono verso le orecchie, le braccia si irrigidiscono, i pugni si stringono. È una risposta automatica dello stress fisico.

Il problema è che questa tensione alla parte superiore si trasmette a tutto il corpo. Le spalle alte bloccano la respirazione. Le braccia rigide sprecano energia invece di bilanciarla. I pugni stretti trasmettono tensione fino alle braccia e alle spalle stesse — un circolo vizioso.

La correzione semplice che ho trovato: ogni tanto, durante la corsa, “check in” con le spalle. Le abbasso consapevolmente, scuoto leggermente le braccia, apro le mani come se stessi tenendo delle patatine in mano senza schiacciarle. Questo basta per spezzare il ciclo di tensione.

Un’altra tecnica: in allenamento, prova a concentrarti sulla cadenza delle braccia. Le braccia si muovono in modo contrapposto alle gambe — se la sinistra avanza, il braccio destro avanza. Un buon movimento delle braccia, con gomiti a 90 gradi e oscillazione verticale (non trasversale), aiuta l’efficienza dell’intera falcata.

Le mani dicono tutto sullo stato di tensione del corpo. Se i pugni sono stretti, il corpo è in modalità lotta — non in modalità corsa.

Errore 3: la falcata troppo lunga

All’inizio cercavo di fare passi lunghi — mi sembrava il modo per coprire più terreno con meno sforzo. La logica sembra solida: passi più lunghi uguale meno passi uguale meno fatica. In realtà è quasi l’opposto.

Una falcata troppo lunga porta il piede ad atterrare troppo avanti, crea quel già citato effetto frenante, aumenta lo stress sulle articolazioni e riduce l’efficienza generale del movimento. I runner più efficienti tendono ad avere una cadenza alta — molti passi al minuto, ma brevi.

La cadenza ottimale varia da persona a persona, ma molti esperti citano una fascia tra 160 e 180 passi al minuto come riferimento generale per la corsa a ritmo moderato. Non significa che devi ossessionarti con questo numero, ma può essere utile fare qualche controllo.

Come ho lavorato su questo: ho usato musica con un BPM intorno a 170 per alcune sessioni, lasciando che il ritmo musicale guidasse inconsciamente la cadenza dei miei passi. È un trucco semplice che funziona sorprendentemente bene.

Un altro approccio: correre leggermente in discesa per qualche minuto, lasciando che la gravità aumenti naturalmente la cadenza. Il corpo trova da solo il ritmo più efficiente — poi si tratta di portarlo nella corsa in piano.

Come correggere senza pensare troppo

Il rischio quando si parla di tecnica è di diventare troppo consapevoli di ogni singolo movimento, perdendo la naturalezza e il piacere della corsa. Il mio approccio è stato graduale: lavorare su un solo elemento per volta, in sessioni specifiche di “tecnica”, e poi lasciare che il corpo integrasse i miglioramenti nelle uscite normali.

Non ho mai smesso di godermi le mie corse per inseguire la tecnica perfetta. Ho solo iniziato a fare, una volta a settimana, dieci minuti di attenzione specifica a come mi muovo — e questo è bastato per produrre cambiamenti significativi nel tempo.

La tecnica si migliora lentamente e si perde in fretta se non la coltivi. Ma non serve la perfezione — basta il miglioramento.

Miti vs Realtà sulla tecnica di corsa

Mito

La tecnica conta solo per i runner agonisti o veloci.

Realtà

Una tecnica scorretta ad ogni ritmo costa energia e comfort. Correre meglio rende la corsa più piacevole a qualsiasi velocità.

Mito

Correre in punta di piedi è sempre meglio del tallone.

Realtà

Non esiste un appoggio universalmente “corretto”. Ciò che conta è dove atterri rispetto al baricentro, non quale parte del piede tocca prima il suolo.

Mito

Per migliorare la tecnica bisogna fare molta corsa barefoot (scalzi).

Realtà

Qualche sessione breve su prato morbido può essere utile come esercizio educativo, ma non è necessaria per sviluppare una buona tecnica. Le andature e la consapevolezza posturale sono altrettanto efficaci.

Domande frequenti

Come faccio a sapere se la mia tecnica è sbagliata?

Il segnale più semplice è la fatica eccessiva a ritmi moderati, o la sensazione di “frenare” ad ogni passo. Un’altra indicazione: chiedi a qualcuno di filmarti di lato e di fronte mentre corri — si vede molto di più di quanto si senta dall’interno.

Devo assumere un coach per migliorare la tecnica?

Non è necessario, ma una sessione con un coach o un’analisi della corsa può essere molto utile per identificare gli errori specifici. Se non vuoi spendere, i video online di running form sono una risorsa valida per iniziare.

Migliorare la tecnica mi farà diventare più veloce?

Probabilmente sì, ma questo non è il motivo principale per cui vale la pena farlo. Correre con una tecnica più efficiente significa meno fatica, più piacere e sessioni più lunghe e confortevoli. La velocità è un effetto collaterale felice.

Quanto tempo ci vuole per cambiare la tecnica?

Dipende dall’errore e da quanto tempo è radicato. Alcuni miglioramenti si sentono in poche settimane di pratica consapevole. Cambiamenti strutturali più profondi possono richiedere mesi. La pazienza è parte del processo.

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Marco Bellini

Runner amatoriale con cinque anni di pratica. Ho scoperto la corsa per caso e non ho più smesso. Non sono un allenatore — sono qualcuno che ha imparato molto sbagliando e condivide queste lezioni con chi inizia questo percorso.

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Avviso: Questo contenuto ha scopo puramente informativo e non sostituisce il parere di un professionista qualificato. Consulta uno specialista prima di iniziare qualsiasi nuovo programma di fitness o benessere. Le informazioni presenti in questo blog si basano su fonti aperte e sull’esperienza personale dell’autrice/autore. Non sostituiscono una consulenza medica.

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